Attualità

Sepolture 2.0

Nel silenzioso mondo dei servizi funebri, anche la bara sta vivendo una trasformazione profonda. Dopo secoli di tradizione quasi immutata, la spinta verso la sostenibilità e l’innovazione ha raggiunto anche questo settore, dando vita a una nuova generazione di cofani funebri pensati per rispettare l’ambiente e, al tempo stesso, raccontare la storia personale di chi li sceglie. Una rivoluzione discreta ma significativa, che segna il passaggio dal simbolo della fine a quello di un ritorno alla terra più consapevole.
In tutta Europa si moltiplicano le startup e le aziende che propongono soluzioni “green” per il commiato. In Olanda, per esempio, Loop Biotech ha ideato la Living Cocoon, una bara costruita con micelio — la parte sotterranea dei funghi — e fibre vegetali. Questo materiale naturale accelera il processo di decomposizione e contribuisce alla rigenerazione del suolo: in circa 45 giorni la bara si trasforma in nutrimento per la terra. L’azienda sostiene che, rispetto a una sepoltura tradizionale, il suo prodotto riduca le emissioni di CO2 fino al 90% e possa completare il ciclo biologico in modo completamente circolare.
Negli Stati Uniti, la startup Setas Eternal Living ha presentato un concetto simile con la MyCoffin, una bara “carbon negative” fatta di micelio, canapa e acqua, capace di restituire al terreno più carbonio di quanto ne produca nella sua realizzazione. Il costo medio di una sepoltura tradizionale, che negli USA supera i 10.000 dollari, ha spinto molte famiglie a considerare alternative più sostenibili e meno onerose, anche in termini ambientali.
Ma il cuore di questa rivoluzione batte anche in Italia, dove alcune realtà stanno cercando di coniugare artigianato, design e responsabilità ecologica. Una delle più note è la Coccato & Mezzetti S.r.l., azienda veneta con oltre quarant’anni di esperienza nel settore, che ha lanciato il Cofano Eco-Logico. Si tratta di un prodotto brevettato e certificato dal Ministero della Salute, realizzato in cellulosa pressata e legno riciclato, interamente biodegradabile. Rispetto a un cofano tradizionale, riduce del 70% l’uso di legname e non contiene vernici o colle tossiche. L’azienda ha eseguito test di impermeabilità, resistenza meccanica e idoneità alla cremazione, dimostrando che sostenibilità e funzionalità possono convivere anche in un contesto così regolamentato.
Un’altra iniziativa interessante arriva da Anima Design, con sede a Ghedi, in provincia di Brescia. Qui l’innovazione non riguarda solo i materiali ma anche l’estetica e la personalizzazione. I loro cofani sono pensati per essere modulari e decorabili: i familiari possono scegliere rivestimenti in pellicole riciclabili, colori, fotografie o disegni, trasformando la bara in un oggetto che rifletta la personalità di chi se ne va. Un approccio che umanizza l’ultimo passaggio, allontanandolo dalla tradizione cupa e impersonale del rito funebre standardizzato.
A livello europeo, si stima che ogni anno vengano utilizzati oltre 70 milioni di metri cubi di legname per la produzione di bare e urne, con un impatto ambientale significativo. Le bare biodegradabili e i materiali alternativi – come cartone pressato, bambù, lino e micelio – possono ridurre drasticamente questa impronta, oltre a semplificare le procedure di cremazione e inumazione.
In Italia, il mercato delle onoranze funebri vale circa 1,8 miliardi di euro l’anno, secondo dati Istat, ma è ancora poco digitalizzato e poco orientato all’innovazione. Eppure, la domanda di soluzioni più sostenibili sta crescendo: il 65% degli italiani si dichiara favorevole a opzioni ecologiche per la propria sepoltura, e quasi la metà ritiene importante ridurre l’impatto ambientale anche dopo la morte.
Questi dati mostrano che la cosiddetta green death economy – l’economia della morte sostenibile – non è più una curiosità, ma un settore emergente con potenzialità reali. Innovare in questo ambito non significa mancare di rispetto alla sacralità del rito, ma reinterpretarla alla luce dei valori contemporanei.
Scegliere una bara biodegradabile o personalizzabile è un modo per affermare, anche nel momento dell’addio, una visione più armoniosa del ciclo della vita. Significa restituire qualcosa al pianeta, trasformando la fine in un atto di cura. In fondo, è un pensiero antico che torna moderno: non c’è morte che non sia, in qualche modo, un nuovo inizio.