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Piemonte, tra segnali di ripresa e nubi sull’industria

L’economia piemontese si avvicina alla ripresa delle attività di settembre con un quadro complesso, fatto di luci e ombre. Dopo un 2024 archiviato con una crescita del Pil poco sopra lo 0,5% e con un mercato del lavoro in leggero miglioramento, il 2025 si sta rivelando un anno di transizione: la tenuta occupazionale convive con difficoltà crescenti sul fronte industriale.

La produzione manifatturiera ha infatti imboccato un trend negativo che prosegue ormai da più trimestri, con un calo dell’1,7% nei primi mesi dell’anno. Resistono solo alcuni comparti, come alimentare e bevande, mentre i settori più colpiti restano automotive, tessile e metalmeccanica.

Sul versante del lavoro, il bilancio resta finora positivo: nel primo trimestre del 2025 il saldo occupazionale è aumentato di oltre duemila unità, in buona parte grazie all’occupazione femminile. Le imprese hanno inoltre pianificato decine di migliaia di nuove assunzioni per l’estate, pur con una flessione rispetto al 2024. Ma a fianco di questi numeri incoraggianti si registra un’impennata della cassa integrazione, cresciuta di oltre il 120% rispetto all’anno scorso. Un segnale chiaro delle difficoltà che molte aziende stanno affrontando, soprattutto quelle legate all’indotto dell’automotive, penalizzate da ordini ridotti e da mercati esteri meno dinamici.

Proprio l’automotive rappresenta la maggiore preoccupazione dei sindacati, che parlano di un rischio concreto di “desertificazione industriale” in assenza di investimenti mirati, sostegni all’innovazione e misure di tutela per l’occupazione. Le difficoltà di Stellantis e dell’intera filiera piemontese, unite al rallentamento dell’export verso la Germania, contribuiscono a un clima di incertezza che pesa sulle prospettive di crescita regionale.

Non mancano tuttavia alcuni segnali positivi: province come Novara e Vercelli registrano un leggero recupero degli ordinativi e guardano con maggiore fiducia alla seconda metà dell’anno. A trainare restano i comparti del turismo, della logistica e dei servizi, che continuano a garantire un contributo significativo alla tenuta complessiva dell’economia piemontese.

Il Piemonte si prepara dunque ad affrontare l’autunno con un’economia a due velocità: da un lato un mercato del lavoro che resiste, anche grazie a politiche regionali per la formazione e il sostegno all’imprenditoria femminile, dall’altro un apparato industriale fragile, che necessita di nuove strategie di rilancio. Settembre sarà il mese della prova del nove: tra fabbriche che faticano a ripartire e sindacati in allerta, la sfida sarà coniugare stabilità sociale e innovazione produttiva, per evitare che la ripresa resti parziale e diseguale.